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A Scorrano dal 4 al 7 luglio, la festa patronale di Santa Domenica trasforma il borgo salentino nella capitale mondiale delle luminarie

Dal 4 al 7 luglio il piccolo borgo di Scorrano stacca la spina al buio e accende tutto: case, strade, cieli. Ed è per lei: Santa Domenica. La storia inizia lontano, a Tropea. Ciriaca, per tutti “Domenica”, muore martire sotto Diocleziano. Una ragazzina di 15 anni contro un impero. Secoli dopo, il suo culto arriva fino a Scorrano. Nel 1600 la peste bussa alle porte del paese. La paura è tanta. E qui nasce la leggenda. Santa Domenica appare in sogno a un’anziana. Promessa: “Accendete un lumicino a ogni finestra. Io salvo Scorrano”. Il paese ubbidisce. La peste passa. Il voto resta. Da quel lumicino tremolante nasce un mondo di luce: le “parazioni”. Le luminarie più famose d’Italia. Quelle che oggi trasformano Scorrano nella Capitale Mondiale delle Luminarie.
Per quattro giorni Scorrano non è più un paese di 7 mila anime. È una città-mondo. Arrivano da tutta Italia. Da tutto il mondo. Di giorno bancarelle, odore per le strade e di mare vicino. Di notte il cielo sparisce. Al suo posto ci sono cupole, guglie, archi di luce a led che sembrano disegnati da Dio. Ma la luce è solo la cornice. Il quadro è un altro.
Il momento vero non è la notte, è la mattina del 6 luglio. La Santa lascia la sua casa, la Chiesa Madre. Viene adagiata sul “fercolo” dopo la tradizionale asta. Fuori, sul sagrato, c’è già una folla che non respira. Prima il silenzio. Poi le trombe egiziane che attaccano l’Aida.

E lì succede. L’esplosione. Un applauso che spacca le orecchie e un unico grido: “EVVIVA SANTA DOMENICA!”. Il sole di luglio rimbalza sugli ottoni delle bande da giro che partono con la “Mosè”. La Santa inizia il suo giro. Prima tappa: il palazzo del Duca, per l’omaggio. Sopra di lei, il cielo si riempie dei palloni aerostatici tradizionali. Colorati, goffi, bellissimi, come preghiere che salgono. In quell’ora capisci cosa vuol dire “festa patronale”. Non è una semplice sagra. È identità. È fede che cammina per strada. Sono radici che ti tengono in piedi.

Il culmine? Mezzogiorno all’Arco di ingresso della città.
Il Sindaco consegna le chiavi di Scorrano a Santa Domenica. Simbolico? No. Reale. Per un giorno è Lei a comandare. È Lei a proteggere. E quando le chiavi passano di mano, parte un altro boato. Perché tutti sanno che da quel momento il voto del 1600 è stato rinnovato. Ancora.
Quando le luminarie si spegneranno la sera del 7, il paese tornerà alla sua dimensione. Ma la devozione, quella, resterà accesa.

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