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San Trifone di Adelfia: il grande rito che chiude la stagione delle feste patronali

Non è soltanto una festa patronale. È una sorta di “Capodanno” delle tradizioni popolari, l’appuntamento che ogni novembre riunisce ad Adelfia appassionati, addetti ai lavori e cultori delle feste patronali provenienti da tutta Italia e persino dall’estero. Un evento che supera i confini della devozione religiosa e si afferma come uno dei più importanti momenti folkloristici e tradizionali della Puglia.

Il 9, 10 e 11 novembre Adelfia-Montrone rende omaggio al suo patrono, San Trifone, martire originario di Kampsada, nell’attuale Turchia. La sua storia affonda le radici nei primi secoli del cristianesimo: perseguitato dall’imperatore Decio, venne arrestato, torturato e decapitato a Nicea intorno al 250 d.C., quando aveva appena diciotto anni. Una devozione nata tra peste e miracoli. Il culto di San Trifone ad Adelfia sarebbe arrivato intorno al 1656, durante una terribile epidemia di peste che devastò i centri vicini, risparmiando miracolosamente Montrone. La tradizione attribuisce al Santo anche la protezione della comunità durante una nuova epidemia nel 1691 e la liberazione del territorio da una grave invasione di cavallette. Proprio da questo episodio deriva una delle peculiarità iconografiche del Santo: San Trifone viene spesso raffigurato con una cavalletta sulla lancia, simbolo della protezione accordata alla popolazione.

I festeggiamenti si sviluppano dall’1 all’11 novembre, con il momento culminante nelle giornate del 9, 10 e 11.

A scandire il ritmo della festa, sin dai primi giorni, è la Bassa Musica, conosciuta localmente come “u Tammorre”, che accompagna incessantemente le vie cittadine, trasformando ogni angolo di Adelfia in un palcoscenico di suoni e tradizione.

Ma è durante i giorni principali che la festa raggiunge il suo apice. Sotto le monumentali luminarie della ditta “Faniuolo”, protagonista di questa manifestazione da oltre un secolo, si alternano alcuni tra i più prestigiosi complessi bandistici del Mezzogiorno. Adelfia diventa così una vera e propria vetrina musicale: le bande presentano le nuove formazioni e i programmi artistici destinati alla stagione successiva, offrendo al pubblico un’anticipazione di quello che sarà il panorama bandistico meridionale. Attorno alla grande cassarmonica, tra sinfonie, marce e celebri arie d’opera, si ritrovano anche i rappresentanti dei comitati festa provenienti da numerose località. È qui che si presentano i nuovi manifesti, si stringono accordi e si avviano le trattative per organizzare le feste patronali del nuovo anno. Una tradizione che rende San Trifone non soltanto una celebrazione religiosa, ma anche un importante punto d’incontro per l’intero mondo delle feste patronali.

Tra gli appuntamenti più attesi figura la celebre gara pirotecnica diurna, in programma nel pomeriggio del 10 novembre, al termine della prima processione con la sacra immagine del Santo. Uno spettacolo che richiama ogni anno migliaia di appassionati, pronti ad ammirare l’arte dei maestri pirotecnici in una competizione che rappresenta uno dei momenti più caratteristici della festa.

L’edizione di quest’anno sarà ulteriormente arricchita dalla presenza delle reliquie di San Trifone provenienti da Cattaro, testimonianza di un legame storico e spirituale di particolare significato.

La richiesta di una reliquia, da custodire e venerare in città, risale al 1837 quando Mons. Giuseppe Maria Giove, vescovo di Gallipoli e originario di Santeramo in Colle, si rivolse al vescovo di Cattaro. La consegna avvenne nel 1839, come attestano le lettere originali conservate negli archivi di Cattaro e Montrone e la bolla di autenticazione datata 25 gennaio dello stesso anno.

Tra le bancarelle che animano le strade cittadine durante i giorni della festa, c’è un protagonista immancabile: il sedano, chiamato nel dialetto locale “u accj”. Una consuetudine che affonda le proprie radici nella storia contadina e nella semplicità della vita di un tempo. In passato, quando le famiglie non potevano permettersi dolci, prelibatezze o carni costose, il sedano rappresentava un alimento povero, accessibile e facilmente reperibile, diventando parte integrante della tradizione festiva. Veniva consumato crudo, soprattutto per accompagnare l’agnello cotto sulle grandi graticole e sulle braci accese all’aperto dai macellai del paese. Oggi, le bancarelle di sedano continuano a caratterizzare la fiera, diventando un simbolo riconoscibile della festa. Pellegrini e visitatori lo acquistano ancora, portando a casa non soltanto un prodotto della tradizione, ma un piccolo frammento della memoria collettiva di Adelfia.

San Trifone è il luogo in cui fede, musica, spettacolo, storia e folklore si incontrano, dando vita a una manifestazione capace di custodire il passato e, allo stesso tempo, guardare al futuro. Per molti appassionati, novembre ad Adelfia rappresenta un appuntamento irrinunciabile: la conclusione di una stagione e l’inizio simbolico di quella nuova. Una festa che, anno dopo anno, rinnova il proprio fascino e conferma il ruolo di Adelfia come una delle capitali indiscusse delle tradizioni patronali del Sud Italia.

Gallipolino verace profondamente legato all’identità della città e alle tradizioni popolari che da sempre attraversano la città. Appassionato di feste patronali, riti religiosi e cultura locale, porta avanti con entusiasmo e partecipazione quel patrimonio fatto di memoria, appartenenza e devozione che caratterizza la storia gallipolina. aDa anni segue il mondo delle celebrazioni tradizionali, contribuendo a mantenerne vivo il valore e a trasmetterlo. Il suo impegno rappresenta un modo autentico di custodire e valorizzare le radici della comunità, mantenendo sempre forte il legame con il territorio e con le sue espressioni più identitarie.

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