Da Patù all’Europa dei pellegrini: la Centopietre riscrive la storia del Capo di Leuca.
Una reliquia conservata ad Altamura, un antico monumento di Patù e una leggenda che conduce fino alle grandi vie percorse dai pellegrini europei. Le nuove ricerche condotte nell’ambito del progetto DiscoVereto aggiungono un tassello alla storia del Capo di Leuca e aprono nuove prospettive sulla Centopietre, uno dei monumenti più enigmatici del Salento.
Lo studio di Valentino Nizzo, professore di Etruscologia e Archeologia dell’Italia preromana all’Università di Napoli L’Orientale e direttore di DiscoVereto, ha ricondotto con una convergenza documentaria definita praticamente certa una reliquia di San Giovanni Battista, oggi venerata ad Altamura, al territorio di Patù e Leuca. La ricerca offre inoltre una nuova chiave di lettura della figura di Siminiano, il cavaliere che la tradizione vuole morto al fianco di Carlo Magno e sepolto proprio nella Centopietre.
Il monumento, riconosciuto monumento nazionale nel 1875, continua a rappresentare uno dei luoghi più affascinanti e discussi del patrimonio storico del territorio. A lungo interpretato come costruzione megalitica, preellenica o messapica, è oggi considerato medievale, anche se rimangono interrogativi sulla sua cronologia precisa e sulla funzione originaria.
La nuova ricostruzione amplia però considerevolmente la geografia della sua storia. Documenti e indizi collegano infatti Vereto e il Capo di Leuca alla Francia e alla Spagna, alla via Francigena e al Cammino di Santiago, alle tradizioni legate a Carlo Magno e Orlando e alla circolazione di racconti, pellegrini e modelli culturali tra Medioevo e Rinascimento.
Il punto di partenza resta Vereto, uno dei principali centri messapici del Salento, sorto in posizione strategica sul promontorio leucadense e in relazione con gli approdi di Leuca e San Gregorio. La sua collocazione ne fece un punto significativo nelle connessioni tra la penisola italiana e il Mediterraneo orientale. Dopo la fase preromana, l’insediamento continuò a trasformarsi durante la romanizzazione e rimase frequentato fino alla tarda antichità.
Proprio la lunga storia dell’insediamento è al centro di DiscoVereto, progetto promosso dal Comune di Patù e condotto dall’Università degli Studi di Napoli L’Orientale sotto la direzione scientifica di Nizzo, in concessione del Ministero della Cultura e con la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto.
Tra maggio e ottobre 2026 due campagne di scavo, per complessive dieci settimane, hanno interessato la collina di Vereto e successivamente San Gregorio, antico approdo della città. Le indagini hanno documentato strutture e livelli riferibili alle ultime fasi di vita dell’insediamento, tra età romana e tarda antichità, mentre gli strati più profondi hanno restituito materiali riconducibili alle fasi messapiche, arcaiche e alla prima età del Ferro, con possibili tracce ancora precedenti.
Lo scavo ha assunto anche una dimensione pubblica. Il cantiere è stato aperto alla collettività e accompagnato da visite guidate, incontri, attività per le scuole e iniziative culturali, coinvolgendo nel corso delle campagne migliaia di visitatori e centinaia di studenti. Un modo per trasformare la ricerca archeologica in uno strumento di conoscenza diretta del territorio e della sua storia.
La nuova lettura della Centopietre arriva inoltre in una fase delicata per il monumento. Il bene versa in condizioni di degrado, con affreschi quasi del tutto scomparsi e alcune lastre di copertura fratturate e pericolanti. Il Comune di Patù ha avviato la procedura per richiederne l’esproprio al Ministero della Cultura con l’obiettivo di procedere alla messa in sicurezza, al restauro conservativo e a una maggiore accessibilità pubblica.
La ricerca presentata a Lecce rappresenta una prima tappa. I risultati confluiranno nel catalogo del Museo Archeologico di Vereto, curato da Mariangela Sammarco, e saranno successivamente sviluppati in una monografia dedicata alla Centopietre, alla reliquia, alla tradizione di Siminiano e ai confronti europei emersi durante l’indagine.
Patù si ritrova così al centro di una geografia molto più ampia di quella suggerita dalle dimensioni del borgo. Dalla collina di Vereto alla Centopietre, dall’approdo di San Gregorio alle rotte dei pellegrini, la storia del Capo di Leuca torna a intrecciarsi con quella del Mediterraneo e dell’Europa.
