“Canale Fuffa” va in onda in enoteca: il 30 ottobre da Salentusole a Parabita la presentazione del romanzo di Cristiana Mariani
Si presenta come un libro, ma la sera del 30 ottobre sarà una tv. Alle 19 l’Enoteca Salentusole di Parabita ospita la presentazione diCanale Fuffa, il romanzo di Cristiana Mariani pubblicato da Giaconi Editore, in una forma che gli organizzatori definiscono “fuori palinsesto”: una diretta in cui il pubblico beve, assaggia, vota e prova a non ridere. Un incontro tra risate, letture, un brindisi conviviale e riflessioni sulla società contemporanea.
Che cosa succede quando una rete televisiva sul bordo del precipizio tenta il tutto per tutto affidandosi a un “guru” del marketing d’assalto? La risposta è proprio in “Canale Fuffa”. A moderare l’incontro sarà Angela De Simone, che dialogherà con l’autrice per svelare i retroscena di un’opera che promette di far ridere e far pensare. Ci saranno anche incursioni nel mondo del vino che per ora restano una sorpresa. Il finale è un dilemma a cui risponde il pubblico; cosa abbiano scelto i personaggi, invece, è da leggere nel libro.
Canale Fuffa è la storia di una tv locale sull’orlo del fallimento. Il patron, Giacomo Fuffa, assume a 1.500 euro lordi al mese Cyaltro Neis, autore televisivo di Ibiza, che gli propone cinque format surreali. Per finanziare i pilota, Cyaltro e tre amici attraversano l’Italia in auto, in diretta: il viaggio tocca anche la Puglia, con tappa a Turi, e il Salento, con tappa a Gallipoli.
Più che una semplice parodia del piccolo schermo, Canale Fuffa si rivela una brillante metafora del mondo del lavoro e della comunicazione contemporanea, dove spesso l’apparenza vince sulla sostanza e le “soluzioni magiche” nascondono solo la solita fuffa.
Il romanzo si destreggia tra comicità “Boris-iana” e architettura del no-sense. Travolta dal post-Covid, dal boom dello streaming e dall’abbandono del pubblico, una storica rete TV rischia il fallimento. Per salvare il canale, la dirigenza ingaggia un presunto messia dei media, un cialtrone di nome e di fatto incaricato di inventare da zero nuovi ed esilaranti format.
Da questa premessa prende vita uno sguardo spietato e dolorosamente comico sul mondo dello spettacolo. Tra produttori sull’orlo di una crisi di nervi e autori rassegnati alla logica del “famolo a cazzo di cane”, la narrazione si sviluppa con un ritmo incalzante ricco di freddure, giochi di parole e trovate apparentemente slegate che si ricompongono in un perfetto ed esilarante puzzle narrativo.
Tra le righe della storia, l’autrice inoltre non gira intorno ai temi difficili: depressione, violenza domestica, relazioni tossiche e il pensiero del suicidio attraversano la vita di alcuni personaggi. Il libro li racconta con la sua cifra, la leggerezza: l’ironia non toglie peso al dolore ma lo rende dicibile, tra amici in auto o seduti a un tavolo, senza spettacolarizzarlo e senza prediche. È una scelta di tono che fa parte dell’identità del libro e che lascia al lettore la libertà di fermarsi, sorridere o fare entrambe le cose.
