Ass. Culturale Foi Foi Ets
C.F 93147890755
P.IVA 04994870758
info@atupertour.it

Lecce – Italy

TOP

IL BORGO DI SANTA MARINA: VIAGGIO TRA FEDE, TRADIZIONI E ANTICHI PELLEGRINAGGI NEL CAPO DI LEUCA

Ci sono luoghi che non fanno rumore. Piccoli punti sulla carta geografica che sembrano passare inosservati, ma che custodiscono storie secolari, riti popolari e una fede capace di attraversare il tempo. Quest’anno, per la prima volta, mi sono ritrovato a vivere la festa patronale di Ruggiano, una piccola frazione di Salve, nel cuore del Capo di Leuca.
Un paese di poco più di cinquecento abitanti, dove tutto sembra procedere con la lentezza di un tempo. Eppure, quando arrivano i giorni della festa, il borgo cambia volto. Le strade si riempiono, le case si aprono, i pellegrini ritornano e la comunità si stringe attorno ai suoi due grandi patroni: Sant’Elia e soprattutto Santa Marina, alla quale è dedicato uno dei santuari più caratteristici del Salento.

Il Santuario di Santa Marina sorge poco fuori dall’abitato, immerso nella quiete della campagna. Da secoli rappresenta una meta di pellegrinaggio per fedeli provenienti da ogni parte del Salento. Ma ciò che rende questo luogo davvero unico è la tradizione popolare che lo accompagna.

Per generazioni, infatti, qui arrivavano i malati del cosiddetto “male d’arco”, nome con cui un tempo veniva indicata l’itterizia. La credenza popolare attribuiva l’origine della malattia all’arcobaleno e, proprio per questo, il pellegrinaggio iniziava ancora prima di raggiungere il santuario. La tradizione racconta che il pellegrino dovesse fermarsi sotto un arco, urinare e recitare un’antica formula in dialetto salentino:
“Arcu pint’arcu, tie sì bbèddu fattu.
Ci nò ttè saluta, de culùre cu ttramùta.
Ieu sempre te salutài e la culùre no ppèrsi mai.”

Parole semplici, tramandate di generazione in generazione, che oggi possono sembrare curiose ma che raccontano il profondo intreccio tra fede popolare, medicina antica e cultura contadina.
Terminato il pellegrinaggio, i fedeli raggiungevano il piazzale del Santuario dove acquistavano le celebri “zigareddhe”, sottili nastri colorati che rappresentano ancora oggi uno dei simboli più caratteristici della festa. Il rito prevedeva che il nastro venisse strofinato sulla statua lignea di Santa Marina, affinché potesse ricevere la sua benedizione. Successivamente veniva conservato come segno di protezione oppure utilizzato come rimedio contro il “male d’arco”. Tra tutti i colori, quello più significativo è il giallo, proprio perché richiama il colore assunto dalla pelle di chi soffre di itterizia. Ancora oggi, durante i festeggiamenti patronali, le zigareddhe vengono vendute sul sagrato del Santuario, mantenendo viva una tradizione che continua ad affascinare pellegrini e visitatori.

Chi era Santa Marina?
La storia della Santa contribuisce a rendere ancora più suggestiva questa devozione. Conosciuta anche come Santa Marina di Bitinia, visse tra il VII e l’VIII secolo. Rimasta sola con il padre, questi decise di ritirarsi in monastero. Marina, pur di non separarsi da lui, si tagliò i capelli, indossò abiti maschili e visse per tutta la vita sotto il nome di Marino, condividendo con il padre la vita monastica. La sua esistenza fu segnata da prove, umiliazioni e ingiuste accuse, affrontate sempre con straordinaria pazienza e spirito evangelico. Solo dopo la sua morte si scoprì che il giovane monaco Marino era in realtà una donna consacrata interamente a Dio.

Gallipolino verace profondamente legato all’identità della città e alle tradizioni popolari che da sempre attraversano la città. Appassionato di feste patronali, riti religiosi e cultura locale, porta avanti con entusiasmo e partecipazione quel patrimonio fatto di memoria, appartenenza e devozione che caratterizza la storia gallipolina. Da anni segue il mondo delle celebrazioni tradizionali, contribuendo a mantenerne vivo il valore e a trasmetterlo. Il suo impegno rappresenta un modo autentico di custodire e valorizzare le radici della comunità, mantenendo sempre forte il legame con il territorio e con le sue espressioni più identitarie.

You don't have permission to register